Abbiamo bisogno di Vacuna. Scavi nel santuario dell’antica Dea sabina. La storia, il nome. E che faceva la bella signora

Una divinità che affiancava le greggi, che sosteneva le donne e che vegliava gli uomini durante i lavori agricoli. Con una carica di trasgressione, nella continuità della vita

Montenero Sabino – La nuova campagna di scavi archeologici nel sito del santuario della dea Vacuna, a Leone, nel Comune di Montenero Sabino, è iniziata. Al centro dell’indagine, il tempio ritrovato di una divinità sabina e romana arcaica. Un santuario ricco di mosaici e di ex voto, Si chiedevano grazie, a questa divinità così legata ai campi, alla fertilità, al giusto riposo dopo il lavoro agricolo. Vacuna probabilmente era onorata al rientro dalla transumanza. Era il momento in cu si festeggiava. E gli uomini che erano stati lontani per lungo tempo, rientravano nella loro comunità. Questa missione archeologica, realizzata in collaborazione con l’Università Lyon 2 e grazie alla preziosa partnership della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, vede la partecipazione attiva di sei studenti del corso di archeologia, sotto la guida dei coordinatori Aldo Borlenghi, Lucie Motta, Anne Schmitt, Kilian Blanc e Alexandre Rabot.

La storia di Vacuna risale a tempi antichi e la sua figura è avvolta nel mistero. Tuttavia, grazie a rinvenimenti e scoperte precedenti, come il cippo dedicato alla divinità sabina conservato presso il Palazzo Bonacasata di via Roma, abbiamo iniziato a delineare i contorni di questo antico culto. La figura di questa dea può essere collegata alle divinità legate alla Madre Terra. Le ricerche passate hanno portato alla luce ex-voto anatomici in terracotta e altri materiali votivi, confermando l’importanza del luogo come centro di venerazione e di assistenza celeste per superare una malattia.

Attualmente, gli scavi sul terrazzamento della località Leone rappresentano l’unica indagine archeologica in corso su un santuario dedicato a questa divinità. La superficie del santuario – di circa 1000 m2 – risulta essere stata frequentata sin dal III secolo a.C. Dal centro del terrazzamento, emerge un grande edificio tardo-repubblicano – per inquadrare sommariamente l’epoca pensiamo ai tempi che precedettero Giulio Cesare – con pavimenti a mosaico straordinariamente conservati. Questo luogo di culto pagano fu successivamente abbandonato e occupato dalla Chiesa di San Giovanni in Leone, come attestato da fonti medievali e dalle tombe risalenti all’anno 1000, datate tramite analisi al C14.

“I prossimi giorni – dicono in Comune – saranno cruciali per la ricerca, poiché ci concentreremo sull’individuazione dell’estensione della struttura completa del grande edificio repubblicano, oltre che sulla valorizzazione dei suoi pavimenti a mosaico. I manufatti recuperati, come la ceramica e le monete, forniranno nuove informazioni sulla funzione e sulla cronologia delle strutture. Al termine degli scavi, i risultati saranno presentati al pubblico durante una giornata a porte aperte, come consuetudine”.

La figura di Vacuna è avvolta da molteplici significati e interpretazioni. Figlia del dio Sabo, era venerata come patrona del riposo dopo il lavoro nei campi e della fertilità. Il suo nome è radicato nell’etimologia di parole ancora in uso oggi, – vacanza – che richiamano concetti di agognato, giusto riposo. Il culto di Vacuna sopravvisse all’avvento del cristianesimo, mantenendo la sua rilevanza in alcuni paesi della Sabina, dove ancora si celebrano rievocazioni storiche in suo onore. Si dice che la Dea fosse anche protettrice dei villeggianti, di coloro che si davano ai divertimenti ritemprando la propria salute fisica negli spensierati ozi della campagna. Da ciò sarebbe quindi derivato il vocabolo latino vacare, cioè mancare al lavoro, o fare vacanza.

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Redazione
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