Antici Romani. Giugno, mese fortunato per le nozze. I mesi no, i ma, i se, le regole, il rito, gli abiti, gli anelli, il pranzo…

Il matrimonio nell'antica Roma era un evento significativo e ben regolamentato dalla legge e dalle consuetudini sociali. Ecco una ricostruzione dettagliata del processo e della cerimonia matrimoniale, nonché degli aspetti legati al fidanzamento, agli abiti, al luogo e al banchetto nuziale.

Il matrimonio nell’antica Roma era un evento significativo e ben regolamentato dalla legge e dalle consuetudini sociali. Ecco una ricostruzione dettagliata del processo e della cerimonia matrimoniale, nonché degli aspetti legati al fidanzamento, agli abiti, al luogo e al banchetto nuziale.

Fidanzamento o sponsalia

Il fidanzamento era un accordo formale tra due famiglie e spesso era un preambolo necessario per il matrimonio. Questo accordo, noto come sponsalia, veniva sancito con una promessa ufficiale (sponsio) tra il futuro sposo e il padre della futura sposa, o tra i capi delle due famiglie. Lo scopo principale del fidanzamento era quello di stabilire un’alleanza tra le famiglie e assicurare un’unione vantaggiosa sia dal punto di vista economico che sociale. Il fidanzamento poteva includere lo scambio di doni e la consegna di un anello (anulus pronubus), che la sposa indossava all’anulare sinistro, dove si credeva passasse una vena collegata direttamente al cuore.

Matrimoni combinati e matrimoni d’amore

La maggior parte dei matrimoni nell’antica Roma erano combinati e orchestrati dalle famiglie per motivi economici, politici o sociali. Tuttavia, esistevano anche matrimoni d’amore, soprattutto tra le classi più basse, dove le questioni di stato e di patrimonio erano meno rilevanti. Gli scritti di poeti come Ovidio testimoniano che anche tra le classi elevate c’erano casi di matrimoni per amore, sebbene fossero meno comuni.

La cerimonia nuziale

La cerimonia matrimoniale romana, chiamata confarreatio per i patrizi, coemptio per i plebei, o usus per chi viveva in comune, poteva variare in base alla classe sociale e alle tradizioni familiari.

  1. Confarreatio: Questo era il tipo di matrimonio più formale e religioso, riservato ai patrizi. La cerimonia includeva il sacrificio di un animale e un’offerta di pane di farro (da cui deriva il nome confarreatio) agli dei. Il pontefice massimo e il flamine dialis (sacerdote di Giove) erano presenti per benedire l’unione.
  2. Coemptio: Questo tipo di matrimonio rappresentava una sorta di vendita simbolica della sposa allo sposo. La cerimonia era più privata e meno religiosa.
  3. Usus: Era il matrimonio più comune e semplice, che si verificava dopo che una coppia aveva vissuto insieme per un anno senza interruzione.

Abiti degli sposi

  • Sposa: La sposa indossava una tunica bianca, chiamata tunica recta, stretta in vita da una cintura di lana annodata con il nodo di Ercole, simbolo di fertilità e protezione. Sulla testa portava un velo arancione o rosso (flammeum) e una corona di fiori naturali, generalmente mirto e fiori d’arancio. I capelli erano acconciati in sei trecce (sex crines), legate con nastri di lana.
  • Sposo: Lo sposo indossava una toga virilis (toga dei cittadini adulti) e una corona di fiori simile a quella della sposa.

Luogo della cerimonia

La cerimonia poteva svolgersi nella casa della sposa o in un luogo sacro, come un tempio. Dopo la cerimonia ufficiale, la sposa veniva condotta alla casa dello sposo in una processione, accompagnata da amici e parenti, con canti e musica.

Banchetto nuziale

Il banchetto nuziale, chiamato cena nuptialis, era un momento di grande festa. Il cibo era abbondante e poteva includere, nella versione più diffusa e meno ricca:

  • Antipasti: Uova, olive, verdure crude con salse.
  • Primi piatti: Pane, focacce e zuppe.
  • Secondi piatti: Carni di maiale, pollo, agnello, pesce, spesso preparati con ricette elaborate.
  • Contorni: Legumi, insalate e verdure cotte.
  • Dolci: Torte di miele, frutta fresca e secca.

Il tutto era accompagnato da vino, che scorreva in abbondanza. La cena si concludeva con il rituale del cena libera, in cui gli ospiti potevano mangiare liberamente quanto desideravano.

Nell’antica Roma c’erano periodi specifici considerati propizi o infausti per i matrimoni, e queste preferenze influenzavano la frequenza delle celebrazioni matrimoniali durante l’anno.

Mesi propizi

  1. Giugno: Giugno era uno dei mesi più favorevoli per i matrimoni. Era dedicato a Giunone, la dea del matrimonio e delle donne, rendendolo un periodo particolarmente propizio. Il 1° giugno, in particolare, si celebrava la festa della dea Giunone Moneta, e molti matrimoni erano organizzati in questo periodo.

Mesi infausti

  1. Febbraio e Marzo: Questi mesi erano generalmente evitati per i matrimoni a causa delle festività religiose legate ai morti. Febbraio era il mese dei Feralia, un periodo dedicato ai riti funebri e alla commemorazione dei defunti. Anche marzo, con le sue celebrazioni in onore di Marte, il dio della guerra, era considerato meno adatto per le cerimonie nuziali.
  2. Maggio: Il mese di maggio era particolarmente infausto per i matrimoni. Si svolgevano le Lemuria, feste dedicate agli spiriti dei morti, considerate di cattivo auspicio per le nozze.

Altri periodi da evitare

  • Le idi di giugno (13 giugno) al termine di giugno: Nonostante giugno fosse generalmente propizio, l’ultima metà del mese poteva essere evitata a causa dei Lupercalia, festività connesse alla purificazione e alle divinità arcaiche.
  • Le calende (1° giorno) e le none (5° o 7° giorno, a seconda del mese): Questi giorni, insieme ai giorni terminali dei mesi (i dies atri), erano considerati infausti per i matrimoni.

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Redazione
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