Scavo a Venezia. Emerge questa misteriosa struttura antica. La Soprintendenza svela cos’era

"Siamo a Cannaregio, in Fondamenta di Ca' Vendramin e l'assistenza archeologica prescritta nell'ambito di una ristrutturazione dell'edificio ha permesso di mettere in luce strutture molto particolari - dice la Soprintendenza -


La Soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e Laguna ha annunciato, in queste ore, di aver portato alla luce nel capoluogo, nella zona di Cannareggio, una singolare struttura antica. La scoperta è avvenuta durante uno scavo preventivo finalizzato, in vista di lavori edilizi, alla conoscenza e alla documentazione di eventuali vestigia.

“Siamo a Cannaregio, in Fondamenta di Ca’ Vendramin e l’assistenza archeologica prescritta nell’ambito di una ristrutturazione dell’edificio ha permesso di mettere in luce strutture molto particolari – dice la Soprintendenza –
Si tratta di un impianto per la produzione del sapone. Venezia deteneva il primato tra il medioevo e l’età moderna nell’ambito di questa attività e infatti, grazie alle fonti d’archivio, sappiamo che in questo stesso edificio già nel 1537 vi era una saoneria, gestita direttamente dai nobili Vendramin. La dott.ssa Cecilia Rossi, funzionaria archeologa, e il dott. Alberto Zandinella con i suoi collaboratori hanno individuato una possibile caldaia rialzata a base circolare in muratura di cui si riconoscono chiaramente più fasi di manutenzione. Le indagini archeologiche continuano”.

I Vendramin furono ammessi alla Nobiltà Veneziana nel 1381, a seguito dei servizi resi alla Repubblica di Venezia durante la guerra di Chioggia contro i genovesi. Tra i personaggi di spicco, emerge Andrea Vendramin, Doge di Venezia dal 1476 al 1478. Politica, ma anche molto impegno imprenditoriale. Tra il XIV-XVII secolo i Vendramin si distinsero nella produzione e nella lavorazione del sapone.

Da indagini storiche si è venuti a conoscenza dei principali passaggi di proprietà e dell’originaria destinazione d’uso dell’immobile in un arco temporale che spazia dal secolo XIV sino al secolo XVIII. La piastra trovata durante lo scavo serviva, probabilmente per ottenere una temperatura costante che consentisse di sciogliere i grassi animali o vegetali – in misura minore – senza bruciarli e privando del calderone di qualsiasi contatto diretto con la fiamma e il fumo che avrebbero conferito al sapone un odore sgradevole.

L’atto più antico rinvenuto all’utilizzo dell’edificio come fabbrica del sapone risale – ed equivale a una sorta di atto fondativo dell’opificio di famiglia – al 24 Ottobre 1366 ed è riferito ad un passaggio di proprietà a favore di Andrea Vendramin. L’immobile era già utilizzato come fabbrica di sapone con magazzini adiacenti.

La famiglia Vendramin ha posseduto gli immobili sino alla fine del 1700.

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Maurizio Bernardelli Curuz
Maurizio Bernardelli Curuz