Claudio Montini. La pittura come un romanzo. Rivelazioni, flash, essenze spirituali. 60 opere in mostra

Dopo essersi laureato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, negli anni Ottanta l’artista partecipa a una serie di mostre collettive e tiene mostre personali a Cotignola e Faenza. In un ambito provinciale in cui i ritorni alla figurazione di quegli anni devono ancora fare sentire la propria influenza, le prime opere di Montini sono evidentemente spiazzanti e la critica fatica a introiettarle nei propri schemi.
Claudio Montini, Per molti anni, 1990, olio su tavola cm 70×100

Domenica 3 marzo 2024 alle ore 17 presso l’Ex Ospedale Testi di Cotignola (Ravenna), il Museo Civico Luigi Varoli inaugura la mostra Claudio Montini. The End. Paesaggio con dolcissima fiera, a cura di Massimiliano Fabbri e Federico Settembrini, che documenta e presenta per la prima volta un corpo consistente della sorprendente produzione del pittore cotignolese Claudio Montini (1956-2021), offrendo uno sguardo su di una ricerca sommersa ma potente, complessa e quasi sconosciuta al pubblico.

Il progetto espositivo, realizzato grazie al sostegno della famiglia Montini e preceduto da un restauro che ha coinvolto una cinquantina di opere selezionate dall’archivio dell’artista e da una campagna fotografica che ha mappato la sua quasi intera produzione pittorica (circa centocinquanta dipinti), è accompagnato da un catalogo, a cura di Marilena Benini, che raccoglie – oltre ai testi critici di Franco Bertoni, Emilio Dalmonte, Massimiliano Fabbri, Claudio Musso e Massimo Pulini – una settantina di opere, di cui una sessantina figurano in mostra, a disegnare un percorso espositivo che non procede in ordine cronologico ma che accosta per affinità, soggetti e stesure pittoriche, temi e temperature, superfici e scenari, creando stanze narrative e teatrali, come ambienti abitati da apparizioni e presenze.

La mostra si apre con un dipinto che svela subito la sua dimensione teatrale: su di un piccolo paesaggio compare al centro la scritta “The end”. Come scrive il curatore della mostra: “Da questa fine, che fine evidentemente non è, inizia la mostra. Una quinta o sipario. Un portale spazio temporale. Da attraversare. È richiesto un atto di fiducia. Alla pittura. Funziona solo se ci credi. Come a teatro”. A seguire, le sale dell’Ex Ospedale si aprono sul paesaggio, su nebbie e mostri marini, bestie feroci della foresta, nero fumo, rovine e cavalli, il colore verde, figure femminili, boschi di favole, spuma di mare e nature morte. Passando dall’uno all’altro tema, Montini immagina e sprigiona senza sosta infiniti mondi, scenari misteriosi, favole moderne e un senso dell’avventura che non manca mai al suo sguardo inquieto. I suoi quadri sono vertiginosi affacci su panorami che si spalancano per noi e su cui l’artista innesta e muove, come un vero e proprio regista, dei quasi racconti, scene abitate o abitabili.

Claudio Montini, Senza titolo, 1999, olio su tavola, cm 70×100

Fabio Bertoni, nell’archivio online DOC – Centro documentazione arti moderne e contemporanee in Romagna, definisce Claudio Montini come pittore dotato di rara felicità espressiva e capace di veloci, quasi subitanee, rese figurative anche dei soggetti più difficili e complessi.

Dopo essersi laureato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, negli anni Ottanta l’artista partecipa a una serie di mostre collettive e tiene mostre personali a Cotignola e Faenza. In un ambito provinciale in cui i ritorni alla figurazione di quegli anni devono ancora fare sentire la propria influenza, le prime opere di Montini sono evidentemente spiazzanti e la critica fatica a introiettarle nei propri schemi. Le sue raffigurazioni sono fantastiche ma, grazie alla tecnica, queste apparizioni, degne di scenografie teatrali o futuristiche alla Blade Runner, appaiono credibili.

Claudio Montini, Senza titolo, 1999, olio su tela, cm 36×54

I suoi riferimenti ideali vanno a maestri come Il Lorenese o, ancor più, a William Turner del quale lo attirano, a un tempo, la resa istantanea di luci e momenti perfetti dal fascino inquietante e una tecnica capace di attrarre per apparente disinvoltura e per singolare adesione emotiva ai privilegiati soggetti naturali.

Claudio Montini, Senza titolo, 1999, olio su tela, cm 36×54

Anche Montini compone, come il suo maestro ideale, fantastici enigmi e, come lui, è un eccentrico. Dopo poche altre mostre collettive e una personale a Cisterna di Latina (1990) si ritira a dimensione privata, dipingendo raramente o perfezionando. Negli anni è emersa nel suo lavoro una carica ironica, quasi favolistica, che sembra irridere alle premesse eroiche, sublimi e supreme dei suoi primi lavori e dei suoi maestri di riferimento di ambito romantico.

Claudio Montini, Senza titolo, 1999, olio su tela cm 35×41

A chiusura del percorso espositivo, una stanza ci accoglie come un vero e proprio affaccio sul dietro le quinte, cambiando decisamente movimento e temperatura e raccogliendo, come in una specie di atlante privato o una camera delle meraviglie, molti dei materiali, degli oggetti e degli amori che hanno rappresentato un innesco e uno spunto di ricerca per il pittore. La stanza è stata realizzata da Mario Baldini, Claudio Ballestracci, Marilena Benini, Emilio Dalmonte e Oscar Dominguez, insieme agli amici di Montini, autori anche di un quaderno di 50 pagine, che funge da appendice al catalogo.

Claudio Montini. The End. Paesaggio con dolcissima fiera
A cura di Massimiliano Fabbri e Federico Settembrini
Testi in catalogo Franco Bertoni, Emilio Dalmonte, Massimiliano Fabbri, Claudio Musso e Massimo Pulini
Sede Ex Ospedale Testi, via Roma 8, Cotignola (Ravenna)
Durata 4 marzo – 5 maggio 2024
Inaugurazione 3 marzo ore 17
Orari di apertura venerdì 16.30-18.30 | sabato 10-12 e 15.30-18.30 | domenica 10-12 e 15.30-18.30
Per informazioni www.museovaroli.it | museovaroli@comune.cotignola.ra.it
Tel. 0545 908810 – 3204364316
Ufficio stampa Irene Guzman | irenegzm@gmail.com | Tel. 349 1250956

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Maurizio Bernardelli Curuz
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