Immaginate di tornare indietro nel tempo, al 79 d.C., e di sedervi a tavola con gli abitanti di Ercolano. Quali odori avreste sentito nell’aria? Quali pietanze avrebbero riempito i piatti? La mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, ospitata negli eleganti spazi di Villa Campolieto, promette di rispondere a queste domande con un affascinante viaggio nel gusto e nelle tradizioni alimentari di una civiltà che ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura mediterranea.
L’esposizione si terrà nella splendida Villa Campolieto, uno dei gioielli del Miglio d’Oro, celebre per il suo sontuoso piano nobile. Il pubblico potrà visitarla a partire dal 27 marzo 2024 (con inaugurazione alle ore 17:30) fino alla sua conclusione, fissata per il 31 dicembre 2025. La mostra è stata organizzata dal Parco Archeologico di Ercolano, in collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane, ed è progettata per offrire un’immersione completa nella quotidianità e nei sapori dell’antica Ercolano.
Il menù di Ercolano: cosa mangiavano uomini e donne
Gli antichi abitanti di Ercolano avevano una dieta tanto ricca quanto curiosa, e recenti studi archeologici basati sull’analisi di isotopi presenti nelle ossa hanno permesso di ricostruire nei dettagli cosa finisse sulle loro tavole.
Gli uomini, immersi nelle attività marittime, erano appassionati consumatori di pesce, crostacei e altri frutti di mare, che costituivano circa un quarto delle loro proteine. Questo elemento dietetico era molto più presente nella loro alimentazione rispetto a quella degli attuali abitanti della regione mediterranea. A completare il loro menù c’erano i cereali – come grano e miglio – utilizzati per preparare zuppe, focacce e pani rustici.
Le donne, invece, avevano abitudini alimentari diverse. Preferivano consumare prodotti animali (carne e latticini) e verdure fresche, come fagioli, lenticchie e olive. Il consumo di frutta, tra cui fichi, ciliegie e pesche, era comune e, grazie alla vicinanza di terreni fertili ai piedi del Vesuvio, non mancavano ortaggi freschi e sapori genuini

Un tesoro di informazioni organiche
L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che seppellì la città sotto una coltre di materiali vulcanici, ha permesso una conservazione eccezionale di resti organici, inclusi cibi, semi, legni e materiali vegetali. Questa situazione ha aperto una finestra unica sulla vita quotidiana degli abitanti, consentendo agli archeologi di studiare cosa si mangiava, come si preparavano i pasti e quali alimenti venivano importati da altre regioni.

Ad esempio, sono stati rinvenuti chicchi di grano carbonizzati, semi di fichi, gusci di noci e persino resti di frutta esotica, che testimoniano l’ampia gamma di prodotti disponibili all’epoca. Gli studi su questi materiali rivelano non solo le preferenze alimentari, ma anche informazioni sulle tecniche agricole e sulle reti di scambio commerciale che collegavano Ercolano al resto del Mediterraneo e oltre.
Olio d’oliva e le calorie della vita romana
Una componente fondamentale della dieta era l’olio d’oliva, che non veniva usato solo come condimento ma rappresentava una delle principali fonti caloriche, coprendo circa il 12% del fabbisogno totale degli abitanti di Ercolano. Si stima che ogni individuo consumasse in media 20 litri di olio d’oliva l’anno. Questo ingrediente era fondamentale anche per il gusto delle pietanze, dal pesce alle verdure, fino al pane.
Tecniche di cottura e abitudini alimentari
I romani di Ercolano cucinavano sul focolare centrale delle loro abitazioni, utilizzando pentole e tegami in argilla o bronzo, e sfruttavano aromi come erbe selvatiche per insaporire i pasti. Il garum, una salsa a base di pesce fermentato considerata un condimento di lusso, arricchiva i piatti più prestigiosi, dimostrando il forte legame con la tradizione gastronomica mediterranea.
La struttura dei pasti prevedeva una colazione leggera (spesso a base di pane, formaggio e frutta), un pranzo veloce e una cena più abbondante. Durante i banchetti, riservati alle élite, si potevano gustare anche alimenti pregiati come ostriche, selvaggina e vino speziato, simboli di ricchezza e opulenza.
Un’eredità che vive ancora oggi
Curiosamente, gran parte della dieta degli ercolanesi ricorda quella dell’odierna dieta mediterranea, considerata un modello di alimentazione sana. Cereali, olio d’oliva, verdura e frutti di mare erano già alla base dell’alimentazione di queste genti, ma gli antichi romani consumavano più pesce rispetto a noi e meno carne rispetto alle tradizioni moderne.
L’esposizione “Dall’uovo alle mele” ci invita a scoprire questa straordinaria cultura alimentare, che non era solo sopravvivenza, ma anche convivialità, piacere e identità culturale. Dai reperti archeologici come stoviglie, resti di cibo carbonizzati e strumenti da cucina, emerge uno spaccato vivo e autentico del loro rapporto con la tavola.
Un invito alla scoperta
La mostra, visitabile fino al 31 dicembre 2025, è un’occasione imperdibile per immergersi nei segreti dell’antica Ercolano, approfittando anche della straordinaria cornice di Villa Campolieto, perfetto punto di incontro tra storia, bellezza architettonica e scoperte archeologiche. Non è solo un’esposizione su come mangiavano gli antichi romani, è un viaggio multisensoriale alla riscoperta delle radici della cultura alimentare mediterranea.
Info mostra: ercolano.cultura.gov.it