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Gli archeologi giapponesi: “Abbiamo trovato la villa vesuviana di Augusto, in cui morì. Fu poi sepolta durante l’eruzione vulcanica”


Gli studiosi dell’Università di Tokyo hanno individuato potenziali tracce della dimora di Augusto durante le ricerche effettuate a Somma Vesuviana, comune italiano della provincia di Napoli noto per essere stato un luogo di villeggiatura per nobili romani e facoltosi proprietari terrieri durante l’epoca romana. La notizia è stata data nelle ore scorse dagli archeologi in Giappone.

Le indagini condotte negli anni ’30 nel territorio circostante avevano portato alla scoperta di una vasta villa romana.

Sebbene la costruzione della villa risalga al II secolo d.C. – quindi a un periodo successivo all’a morte dell’imperatore -, ricerche più recenti hanno individuato resti sottostanti di un edificio più antico, probabilmente risalente all’epoca di Augusto, che nacque Roma il 23 settembre 63 a.C. e che morì, appunto, nei pressi di Nola, il 19 agosto 14.
I ricercatori dell’Università di Tokyo hanno scoperto – di quest’area più antica – parte di una struttura che veniva utilizzata come magazzino. Una parete dell’edificio aveva decine di contenitori di anfore in ceramica disposti in fila. Inoltre, hanno scoperto i resti di quella che probabilmente era il forno di un ipocaustum utilizzato per riscaldare il bagno.

La datazione al carbonio del carbonio proveniente dal forno ha rilevato che la maggior parte dei campioni di legno combusto risalgono al I secolo circa. La villa, dopo la morte di Augusto, fu poi colpita dall’eruzione del Vesuvio.
Secondo un’analisi della composizione chimica effettuata dal team, si è scoperto che la pomice vulcanica che ricopre le rovine ha avuto origine dal flusso piroclastico di lava, rocce e gas caldi dell’eruzione del Vesuvio del 79. Pompei, sul versante meridionale del monte, fu completamente distrutta dalla stessa eruzione.

“Abbiamo finalmente raggiunto questo stadio dopo 20 anni”, ha detto Masanori Aoyagi, professore emerito di archeologia classica occidentale presso l’Università di Tokyo, che è stato il primo capo del gruppo di ricerca che ha iniziato a scavare il sito nel 2002. “Si tratta di un importante sviluppo che ci aiuterà a determinare i danni causati al versante settentrionale del Vesuvio e ad avere una migliore idea generale dell’eruzione del 79”.

Gaio Giulio Cesare Augusto, noto anche come Gaio Ottavio, è stato l’imperatore romano dal 27 a.C. fino alla sua morte nel 14 d.C., considerato il fondatore dell’Impero Romano e del Principato, che perdurò fino alla crisi del terzo secolo. Secondo i resoconti storici, Augusto sarebbe morto in una villa situata sul versante settentrionale del Vesuvio, divenuta in seguito luogo di culto imperiale.

L’eruzione ha prodotto una coltre di tefra e gas surriscaldati, espellendo materiale vulcanico ad altissima velocità. Durante gli scavi, sono stati ritrovati frammenti di mura e tegole crollate a causa dei flussi piroclastici che si sono spostati lungo il versante settentrionale del vulcano.

Le ricerche suggeriscono che anche questa area fu colpita duramente dall’eruzione, nonostante le precedenti convinzioni che gli effetti fossero meno gravi rispetto ad altre zone.

Gli studi sull’edificio del II secolo hanno evidenziato il riutilizzo di elementi architettonici precedenti, indicando una transizione dalla fase di distruzione a quella di ricostruzione nell’area circostante il Vesuvio.

La morte di Augusto
Secondo Svetonio, si verificarono segni predittivi della morte e della divinizzazione di Augusto. Durante una cerimonia nel Campo Marzio, un’aquila volò attorno a lui e si posò sulla prima lettera del nome di Agrippa. Questo evento lo fece chiedere a Tiberio di proseguire la cerimonia, poiché si sentiva incapace di pronunciare promesse future. Inoltre, un fulmine colpì l’iscrizione della sua statua, facendo cadere la prima lettera del suo nome, il che gli fu interpretato come un segno che avrebbe vissuto solo altri cento giorni. La parola “Caesar” in etrusco, abbreviata in “aesar”, significa “Dio”, indicando la sua futura divinizzazione.

Successivamente, Augusto accompagnò Tiberio a Benevento, ma durante il viaggio sviluppò una malattia intestinale. Nonostante ciò, partecipò ad eventi e feste, rifiutandosi di privarsi di divertimenti. Tornando a Roma, la sua salute peggiorò, costringendolo a fermarsi a Nola, dove ebbe un lungo colloquio segreto con Tiberio.

Il giorno della sua morte, Augusto chiese uno specchio, sistemò i capelli e chiese ai suoi amici se aveva ben recitato la commedia della vita. Poi, tra le braccia di Livia, pronunciò le sue ultime parole, chiedendo a lei di ricordare il loro matrimonio.

Morì tranquillamente, tranne per un breve momento di delirio in cui si lamentava di essere trascinato da giovani. Augusto morì nella stessa stanza in cui suo padre era spirato molti anni prima. Il suo corpo fu portato a Roma, dove fu cremato. I senatori lo portarono al Campo Marzio e poi le sue ceneri furono deposte nel suo mausoleo.

Augusto aveva redatto il suo testamento un anno e quattro mesi prima di morire, nominando Tiberio ed altri come eredi. Lasciò considerevoli somme di denaro allo Stato e al popolo romano, nonché ai suoi eredi e ad amici.