Raffaello Sanzio morì di Covid1520? Studi sulla sua polmonite e sulla terapia mortale

I chirurghi dell'epoca pensarono che la grave congestione respiratoria del pittore potesse essere ridotta attraverso salassi di sangue. L'intervento tolse le forze residue al malato, che morì poi, in poche ore. Uno studio dell'Università Bicocca. I risultati sono pubblicati su Internal and Emergency Medicine, la rivista della Società italiana di medicina interna (Simi)


Esattamente 500 anni fa, il giovane Raffaello Sanzio, all’apice di una carriera fulgida e del ritrovato amore, moriva a causa di una polmonite gravissima. Batterica o virale? Ebbe gli stessi sintomi che hanno colpito centinaia di migliaia di italiani in questi mesi? E quanto incisero gli errori terapeutici? Nei mesi del Covid, siamo molto più sensibili al male che colpì il grande pittore, fino a seguirlo nelle sue ultime giornate di vita. Ora l’Università di Milano-Bicocca ha sottoposto a verifica le testimonianze dell’epoca, confermando la diagnosi di polmonite, che venne aggravata da un errore medico. I chirurghi dell’epoca pensarono che la grave congestione respiratoria del pittore potesse essere ridotta attraverso salassi di sangue. L’intervento tolse le forze residue al malato, che morì poi, in poche ore.I risultati sono pubblicati su Internal and Emergency Medicine, la rivista della Società italiana di medicina interna (Simi). Lo studio esclude definitivamente altre ipotesi diagnostiche quali malaria, tifo o sifilide come cause del decesso. .

Per cercare una soluzione al giallo della morte di Raffaello, i ricercatori hanno confrontato le informazioni contenute ne ‘Le vite’ del Vasari – Vasari dice, di fatto che la malattia fu causata dal raffreddamento notturno del pittore, durante scorribande amorose; ma probabilmente Raffaello andava a dormire da Margherita Luti, la Fornarina, che aveva probabilmente sposato con un matrimonio segreto e che risiedeva in un’altra abitazione – con testimonianze di personaggi storici coevi del pittore e presenti a Roma in quel periodo, come quella di Alfonso Paolucci, ambasciatore del duca di Ferrara Alfonso I d’Este o alcuni documenti riscoperti nell’Ottocento dallo storico dell’arte Giuseppe Campori. “Il decorso della malattia unito ad altri sintomi indurrebbe a pensare a una forma di polmonite”, spiega all’Ansa, Michele Augusto Riva, ricercatore di Storia della medicina dell’Università di Milano-Bicocca. “Non possiamo affermarlo con sicurezza né possiamo ipotizzare se sia stata di origine batterica o virale come l’attuale Covid-19, ma tra le varie cause è quella che più corrisponde a quanto ci viene raccontato: un decorso acuto ma non immediato, la mancanza di perdita di coscienza, assenza di sintomi gastroenterici e febbre continua. Vasari ci dice che il pittore nascose ai medici di essere uscito spesso nelle notti precedenti per scorribande amorose. Non conoscendo la condotta del paziente e non potendo inquadrare meglio l’origine della febbre – ipotizza Riva – i medici avrebbero sbagliato a insistere con il salasso”. Il primo “reperto” storico dell’influenza viene fatto risalire alla peste di Atene del 430 a.C. L’elevata mortalità riscontrata durante la pestilenza sarebbe legata, secondo le teorie più recenti, a un’epidemia influenzale gravissima complicata da sovrainfezioni batteriche risultate poi mortali. Per molto tempo, poi, si ritenne l’influenza una semplice malattia da raffreddamento e non venne ufficialmente rilevata, se non in sovrapposizione ad altre malattie.
Piena cognizione dell’influenza come possibile malattia mortale, per complicanze polmonari, si ebbe a partire dalla pandemia del 1580.

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Maurizio Bernardelli Curuz
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