Press "Enter" to skip to content

Studio nei siti antichi. I nostri gatti di casa e i gatti selvatici si disprezzarono per 2000 anni. Le prime coppie miste negli anni ’60. Perché



di Redazione
Stile arte è un giornale di arte, cultura e archeologia, fondato nel 1995 e diretto da Bernardelli Curuz

I gatti, compagni dell’uomo da millenni, hanno da sempre affascinato con il loro comportamento enigmatico. Nuove scoperte confluite in due seggi scientifici pubblicati in questi giorni su Current Biology svelano un intricato capitolo della storia felina, rivelando che i gatti domestici – introdotti dal Vicino Oriente – e quelli selvatici europei hanno mantenuto una notevole distanza genetica fino agli anni ’60, nonostante siano stati a stretto contatto per oltre 2.000 anni. Studiare cani e gatti non significa soltanto far luce scientifica in campo zoologico, ma comprendere – considerata la funzione di questi animali nella vita quotidiana, affettiva e religiosa degli uomini – anche alcuni particolari della nostra storia quotidiana e aver sostegno di informazioni persino in campo archeologico.

Un team internazionale di ricercatori delle università di Monaco, Bristol, Oxford e la Royal Zoological Society of Scotland ha condotto uno studio senza precedenti. Gli studiosi hanno analizzato 48 gatti moderni e esaminato 258 campioni prelevati dai resti di gatti antichi provenienti da 85 siti archeologici, luoghi antropizzati che coprono un arco temporale complessivo di 8.500 anni. I risultati sconvolgono la nostra comprensione della storia felina in Europa.

Fin dalla loro introduzione nel continente europeo, avvenuta oltre 2.000 anni fa, i gatti domestici furono acerrimi avversari dei gatti selvatici europei. Entrambi avvertivano una reciproca estraneità, al punto da evitare accoppiamenti misti e ciò nonostante i gatti domestici passini anche lunghi periodi all’esterno, nelle loro lunghe esplorazioni.

Questo atteggiamento apparentemente segregazionista ha resistito al passare dei secoli fino a circa 50 anni fa, quando, in modo sorprendente, tutto cambiò in Scozia. Ma le coppie miste non sarebbero nate se i selvatici europei non fossero stati biologicamente “disperati”, sull’orlo dell’estinzione. A quel punto dovettero predare sessualmente le femmine dei gatti mediorientali che popolano le nostre case. Il fenomeno riguarda anche i gatti domestici inselvatichiti, che non persero il contatto con le comunità di origine che vivevano presso i centri abitati. La mancanza di feeling tra i due gruppi potrebbe avere radici culturali. La stretta vicinanza all’uomo – e pertanto l’addomesticamento – comporta l’assunzione di un “linguaggio etologico” e comportamentale molto diverso rispetto a chi vive in comunità selvatiche.

All’apartheid avrebbe potuto contribuire anche un processo selettivo collegato all’allevamento domestico che, inconsapevolmente, tese a privilegiare i gatti con maggiori possibilità di interazioni comunicative con gli umani.

Jo Howard-McCombe dell’Università di Bristol e della Royal Zoological Society of Scotland commenta l’insolita svolta: “I gatti selvatici e i gatti domestici si sono ibridati solo di recente. È chiaro che l’ibridazione è il risultato di minacce moderne comuni a molte delle nostre specie autoctone. La perdita dell’habitat e la persecuzione hanno spinto i gatti selvatici sull’orlo dell’estinzione in Gran Bretagna.”

Il professor Greger Larson dell’Università di Oxford aggiunge un ulteriore strato di complessità a questo affascinante mistero felino, affermando: “Tendiamo a pensare ai cani e ai gatti come molto diversi. I nostri dati suggeriscono che, almeno per quanto riguarda l’evitare l’incrocio con le loro controparti selvatiche, cani e gatti sono molto più simili tra loro che con tutti gli altri animali domestici.”

I ricercatori sottolineano come il cambiamento nei tassi di incroci sia avvenuto probabilmente a causa della diminuzione delle popolazioni di gatti selvatici e della mancanza di opportunità di accoppiarsi tra conspecifici selvatici. Questo evento, avvenuto solo mezzo secolo fa, ha portato a un rapido aumento degli ibridi tra gatti domestici e selvatici.

Il professor Mark Beaumont dell’Università di Bristol offre una prospettiva più ampia, affermando: “La natura del gatto selvatico scozzese e la sua relazione con i gatti domestici selvatici è stata a lungo un mistero. I moderni metodi molecolari e la modellazione matematica hanno contribuito a fornire una comprensione di ciò che è veramente il gatto selvatico scozzese e delle minacce che hanno portato al suo declino.”

Un aspetto intrigante di questa ricerca è la comparazione con altri animali domestici. Gli studiosi notano che mentre cani, bovini, pecore, capre e maiali mostrano un pattern di incroci con le loro controparti selvatiche durante le migrazioni, i gatti sembrano essersi mantenuti riservati fino a tempi più recenti.

I due studi, che combinano prove archeologiche e analisi genetiche, gettano nuova luce sulla storia felina europea, presentando interrogativi stimolanti per la comunità scientifica. Resta ora da esplorare il motivo di questa inusuale segregazione genetica, così come le implicazioni per la conservazione delle specie autoctone di gatti selvatici in Europa. Con i dati genetici a disposizione, il futuro potrebbe svelare ulteriori segreti degli affascinanti compagni felini dell’uomo.