Cisterne antichissime e vasche nella roccia, come piscine. Si sonda la storia profonda di Lampedusa

Da un raccoglitore di origine punica a varie vasche scavate nella roccia per la raccolta di acqua piovana, di probabile epoca neolitica; uno stupendo, assai bene conservato sistema di raccolta e decantazione di liquidi (probabilmente vino); un tempietto a forma trilobata risalente, molto probabilmente, al periodo bizantino; delle incisioni su roccia, anche queste molto antiche, forse neolitiche

Immagini: foto courtesy Archivio Storico di Lampedusa
L’Archivio Storico Lampedusa – un’associazione culturale di notevole spessore e in grado di sviluppare ricerche e approfondimenti di spessore dedicati all’isola siciliana – ha promosso un’indagine relativa ai sistemi antichi di captazione delle acque, fondamentali per garantire la vita sull’isola stessa-. La missione 2021 è stata affidata, dal gruppo, al prof. Simone Mantellini, archeologo dell’Università di Bologna, che ha studiato in loco alcuni manufatti idraulici trovati negli scorsi anni.


“In particolare l’attenzione è stata rivolta ad una piccola cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, in contrada Sanguedolce, poco lontano da Casa Teresa. – dicono i responsabili dell’Archivio Storico Lampedusa – La cisterna era stata scoperta nel 2017 dal socio Fabio Giovanetti e segnalata alla Soprintendenza BBCCAA di Agrigento da Diego Ratti, ai tempi vice-presidente dell’associazione. Si era ritenuto che la cisterna fosse di epoca romana ma alcune caratteristiche, quali la forma dell’imboccatura, del tipo a “bagnarola”, presente nel mondo fenicio-punico del Mediterraneo occidentale, come pure la presenza di scaglie di carbone nel cocciopesto che rivestiva l’imboccatura della cisterna, avevano indotto a credere che la datazione si potesse retrodatare al periodo punico”.
“L’ipotesi appariva piuttosto suggestiva perché si è spesso ritenuto che Lampedusa, al pari di Pantelleria, sia stata a lungo sotto la dominazione punica se non addirittura fenicia senza però che sia mai stato trovato alcun manufatto o fonte storica che attestasse in maniera inequivocabile tali presenze sull’isola”.
“Il risultato dell’ispezione del prof. Mantellini – proseguono i membri del gruppo di ricerca – è stato piuttosto incoraggiante. La cisterna è risultata costituita da due invasi uno superiore ed uno inferiore, entrambi interamente scavati nella roccia. L’invaso superiore è risultato effettivamente assimilabile ad una tipologia a “bagnarola”, dunque di tipo punico; invece, quello inferiore si è discostato dal tipo a “bagnarola” (in questo caso le pareti della cisterna scendono dritte) per assumere una forma a campana, estranea al mondo punico, almeno quello di Pantelleria e della Sardegna”.
Questa forma ibrida di cisterna, in parte punica e in parte di epoca successiva – spiega l’Archivio Storico Lampedusa – ha stupito l’archeologo Mantellini. Tuttavia, non si è escluso, fra le tante ipotesi, che la cisterna possa essere stata oggetto di un rifacimento in epoca successiva a quella punica, in seguito ad esempio al crollo parziale delle pareti laterali, o che sia stata oggetto di un’operazione di allargamento per aumentarne la capacità. Se ne saprà di più quando saranno state completate, presso un laboratorio in Germania, le analisi chimico-fisiche del cocciopesto; tali analisi sono rivolte a collocare nel tempo il materiale di rivestimento della cisterna.

“La visita del prof. Mantellini – riferiscono i membri del gruppo di Lampedusa – è andata oltre la cisterna di Contrada Sanguedolce e ha riguardato anche altre opere dell’antichità presenti a Lampedusa: varie vasche scavate nella roccia per la raccolta di acqua piovana, di probabile epoca neolitica; uno stupendo, assai bene conservato sistema di raccolta e decantazione di liquidi (probabilmente vino); un tempietto a forma trilobata risalente, molto probabilmente, al periodo bizantino; delle incisioni su roccia, anche queste molto antiche, forse neolitiche.(nella foto)

Un’altra cisterna in Contrada San Fratello, anche questa costruita verosimilmente ben prima della colonizzazione del 1843. In breve una quantità di opere su cui è importante continuare ad indagare; lo farà l’Archivio Storico Lampedusa e, si spera, anche la Soprintendenza BBCCAA di Agrigento, allo scopo soprattutto di acquisire gli elementi necessari per riempire le molte lacune che presenta ancora oggi la storia antica di Lampedusa”.

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Maurizio Bernardelli Curuz
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