Cos’è? Trovato in questi giorni presso il forte degli antichi romani. L’ipotesi degli archeologi impegnati nello scavo

Dopo una prima pulizia, il reperto si è rivelato "essere - dicono gli archeologi tedeschi - una figura inginocchiata alta 30 centimetri, con una testa umana e braccia che si appoggiano sui fianchi. Tuttavia, la parte inferiore del corpo si fonde in una struttura simile a un serpente, conferendo alla figura un aspetto ibrido e misterioso". Per certi aspetti, per quanto consumata, l'immagine potrebbe rinviare anche a quella di un piccolo plantigrado. Forse un simbolo militare o etnico?
A sinistra: la pietra con bassorilievo trovata nel 1908, durante gli scavi. Accanto, la scultura in arenaria trovata in questi giorni non distante dal pozzo romano in cui la prima scultura fu trovata più di 1000 anni @ A. Fendt, Landesmuseum Württemberg Stuttgart. A destra gli archeologi tedeschi, dopo il rinvenimento @ Foto: Hoyer, Archaeo BW

La scoperta di una singolare scultura in arenaria è avvenuta nei pressi dei resti della fortezza romana sull’Altenburger Steige a Stoccarda-Bad Cannstatt, in Germania. La pietra scolpita – alta 30 centimetri circa – è stata trovata nello strato antico durante gli scavi preventivi, che si svolgono in previsione dell’ampliamento della scuola comunale di Altenburg. La ricerca è svolta dall’Ufficio statale per la conservazione dei monumenti (LAD) del Consiglio regionale di Stoccarda e dall’impresa archeologica ArchaeoBW. L’esplorazione riguarda un terreno stratigraficamente compreso tra il 100 e il 260 d.C.

Quest’area fu inizialmente occupata da un forte romano destinato a un reparto di cavalleria, ma successivamente si sviluppò in un vasto insediamento civile.

L’area venne scavata parzialmente nel 1908, quando vennero trovati reperti romani, tra i quali la presunta decorazione della base di una colonna. In un pozzo romano venne trovata cioè la pietra più scura, con un bassorilievo che vediamo nella fotografia. Più di 100 anni dopo, gli archeologi hanno recuperato un’altra figura, realizzata in un’arenaria più chiara e probabilmente di una grana meno compressa e pertanto maggiormente esposta al fenomeno di erosione granulare. Questa natura dell’arenaria potrebbe aver portato a una progressiva perdita dei rilievi originali e all’arrotondamento delle diverse parti, con una riduzione della definizione.

Dopo una prima pulizia, il reperto si è rivelato “essere – dicono gli archeologi tedeschi – una figura inginocchiata alta 30 centimetri, con una testa umana e braccia che si appoggiano sui fianchi. Tuttavia, la parte inferiore del corpo si fonde in una struttura simile a un serpente, conferendo alla figura un aspetto ibrido e misterioso”. Per certi aspetti, per quanto consumata, l’immagine potrebbe rinviare anche a quella di un piccolo plantigrado. Forse un simbolo militare o etnico? Se spostiamo la scultura di lato, invece, appare un volto. Eccolo.

La scultura vista dal lato @ LAD, G. Dakmaz

Il dottor Andreas Thiel, archeologo senior della LAD, spiega però che questa figura dovrebbe un “gigante”, una creatura ibrida del mondo romano-germanico. Si pensa che facesse parte di una colonna gigante dedicata a Giove, il dio romano del cielo e del tuono. Questi monumenti, una fusione di tradizioni classiche e germaniche, erano posti in luoghi pubblici e rappresentavano la divinità dominante dal dio mentre scagliava i suoi fulmini. La figura sottomessa sotto il cavallo di Giove, come spiega Thiel, potrebbe essere interpretata come una rappresentazione della terra che sostiene il potere celeste. Ciò a cui si pensa è un monumento composito, con decorazioni inserite successivamente nella costruzione.

Il capo del dipartimento di archeologia del Museo statale del Württemberg, dottor Astrid Fendt, ha sottolineato l’importanza di questa scoperta, evidenziando il collegamento con la “pietra dei quattro Dei” precedentemente trovata durante gli scavi del 1908. Questo frammento è stato conservato nel deposito del museo per anni, e ora, grazie alla scoperta del “gigante”, è possibile ricostruire una parte significativa della storia romana di Bad Cannstatt.

 

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Maurizio Bernardelli Curuz
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