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Perlustrano il borgo fantasma di Cellano. Scavano. Sotto edificio trovano chiesa longobarda perduta. Vani, tracce d’affresco



Sorprendente scoperta fatta a Celleno da architetti e archeologi impegnati a consolidare la chiesa di San Donato. Lo comunica ora l’ente municipale di Celleno, un comune di 1.307 abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio. L’area è situata su uno sperone tufaceo tra i terrazzi fluviale della Valle del Tevere tra il lago di Bolsena e il lago di Alviano.

Dai documenti di archivio si avevano frammentarie notizie di una chiesa o meglio di una cripta annessa alla chiesa madre di Celleno. Di questo spazio sacro si erano perse le tracce quando l’edificio crollò nel 1944 anticipando di pochi anni il destino di tutto l’antico insediamento di Celleno, oggi meglio conosciuto come Borgo Fantasma.

Dopo un lungo periodo di oblio e di saccheggi, finalmente negli ultimi anni, l’amministrazione comunale ha intrapreso un’azione di recupero e valorizzazione cercando di salvare quanto possibile della struttura. L’originario insediamento medievale di Cellano, per motivi socio-economici e di instabilità dei pendii, fu abbandonato a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, subendo le stesse sorti di numerosi altri centri della provincia di Viterbo ad esempio Civita di Bagnoregio, Calcata (dove la popolazione si oppose salvando il borgo), Faleria, San Michele in Teverina, Bassano in Teverina.

Il 18 marzo 1951 il Consiglio Comunale decretava il trasferimento della popolazione da Celleno vecchio al nuovo insediamento della borgata di Celleno Nuovo.

“Siamo sorpresi e felici di questa scoperta” – afferma il sindaco Marco Bianchi – “stiamo continuando con i lavori sperando di rendere fruibile questo spazio ai visitatori, in assoluta sicurezza. Purtroppo decenni di abbandono, gli eventi sismici e le particolari condizioni orografiche non hanno aiutato a salvare la chiesa, ma stiamo facendo tutto il possibile, con le risorse a disposizione, per completare i lavori ed incrementare le dotazioni del Borgo Fantasma. Negli ultimi tre mesi” continua il sindaco, “è stato incessante il lavoro di scavo archeologico diretto dalla società di ingegneria Alma Civita Studio congiuntamente all’Università degli Studi della Tuscia Università degli Studi della Tuscia, in particolare dal prof. Giuseppe Romagnoli, instancabile studioso di questo sito. Andando avanti con gli scavi ci siamo inaspettatamente trovati una chiesa inferiore con un’altezza di almeno 5 metri. I documenti di archivio ed i professionisti impegnati ci dicono che la chiesa aveva un ingresso separato con accesso dal versante nord. Già però alla fine dell’Ottocento il Vescovo fece chiudere questo spazio sia perché destinato ad usi impropri, sia per la difficoltà di accedervi. Alla straordinarietà della notizia di una chiesa inferiore si affiancano ritrovamenti di materiali lapidei di pregevole fattura scultorea, alcuni dei quali del periodo longobardo, che attestano, senza ombra di dubbio, che su questa rocca c’è stata continuità di vita a partire dal periodo etrusco fino ai nostri giorni”.