Stilettate di Zana. Con la Torre di Babele di Bruegel. Armistizio per uscire da fraintendimenti babelici

La Torre di Babele è il soggetto di tre dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio. Il primo era una miniatura su avorio dipinta durante un soggiorno a Roma, oggi perduta; gli altri due sono dipinti a olio su tavola. Il primo e più celebre è la ”Grande Torre” (114×155 cm) è firmato e datato (“BRVEGEL FE. M.CCCCC.LXIII”) e custodito al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il secondo è la ”Piccola Torre” (60×74,5 cm), databile approssimativamente pure al 1563 circa e conservato nel Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam.

STILETTATE
di Tonino Zana
La difficoltà di arretrare, di uscire dall’angolo si iscrive alla modestia della normalità. Il desiderio di tornare nella vita sociale senza pretese contiene la base del patto sociale. Circola da sempre l’errore di credere nell’invincibilità delle proprie idee. Un conto è credere, un altro conto è pretendere. Accade che l’idea perdente sia quella più tonica, più resistente, tant’è che molte libertà e molte dittature si sono iscritte al ruolo di sconfitti per godere della superbia di una critica permanente. Vale il contrario, la pretesa di vincere ad ogni costo e di imporre le proprie convinzioni.
Immersa nel sangue dell’innocenza di ogni generazione, queste contraddizioni salgono e scendono da ogni parte dell’Ucraina. Siamo tra Babele e passaggio nel deserto. Là in fondo, attende invano l’oasi di una tregua.
L’errore di questi giorni cresce nell’uso errato delle parole. La prima parola non può essere pace, dopo guerra, la prima parola dev’essere tregua, armistizio. L’invasione è la somma incomputabile di parole messe male in ogni parte del mondo, rotolate, infine, oltre i confini di una nazione libera.
Dunque, la tregua è l’approdo. La tregua intesa come sospensione della falsità.
La tregua come ritorno di un respiro libero.
Una tregua che passi dall’Ucraina, entri nelle Russie e si sposti in ogni contrada grazie a un vento benevolo. Abbiamo bisogno di tregua, il punto più alto, per ora, affinché chi ha sofferto ed è stato ingiuriato, in tanti modi, ritorni al centro della piazza.

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Maurizio Bernardelli Curuz
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