Maria Lai – Ricucire il mondo, il filo d’Arianna e di Penelope

Tra il 1971 e il 1978 la sperimentazione si estende a nuove materie e nuovi linguaggi: libri e tele cucite, pani, terracotte, fino alla partecipazione alla Biennale di Venezia di un progetto multimediale di Mariella Bentivoglio. I pani, le tele cucite, le scritture fantastiche delle fiabe e gli interventi ambientali di Maria Lai diventano così il punto d'incontro tra la memoria e la fantasia. Le mostre in Sardegna

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Maria Lai, il mare ha bisogno di fichi, 1996, stoffa e filo, 25,5x17,5x3,5cm, foto: pierluigi dessì/confini visiv
Maria Lai, Il mare ha bisogno di fichi, 1996, stoffa e filo, 25,5×17,5×3,5cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi

RIA LAI. Ricucire il mondo

Maria Lai nacque ad Ulassai, 27 settembre 1919

Per la sua salute cagionevole viene affidata fin dall’infanzia a degli zii che vivono in campagna, rinviando il suo inserimento nella scuola e permettendole di prolungare il tempo della libertà. In campagna il suo gioco preferito diventa scarabocchiare i muri della sua stanza. Inventando storie cresce felice, ma la solitudine dell’infanzia le riserva un impatto difficile col mondo esterno, che avverrà quando, a nove anni, trasferita a Cagliari, inizia a frequentare la scuola pubblica.

Maria Lai 2011, foto: gianluca vassallo
Maria Lai, 2011, foto: gianluca vassallo

Adolescente conosce lo scrittore Salvatore Cambosu, suo professore d’Italiano, con cui impara a leggere e ad amare la poesia.
A quindici anni riesce a convincere la famiglia a mandarla a lezione da Francesco Ciusa e successivamente dal pittore futurista Gerardo Dottori presente a Cagliari per un breve periodo.
Nel 1940 lascia la Sardegna per iscriversi al Liceo Artistico. Determinanti per la sua formazione diventano prima l’incontro con Marino Mazzacurati a Roma, e poi quello con Arturo Martini e Alberto Viani conosciuti al Corso di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia frequentato dal 1943 al 1945.

Dopo la guerra, tornata in Sardegna, ritrova Salvatore Cambosu con cui intrattiene una intensa amicizia, che le sarà di sostegno in uno dei momenti più critici del suo lavoro. Con Cambosu, tra il 1946 e il 1954 raccoglie energie e fiducia per riprendere il suo cammino e rientrare a Roma. Ciò che Martini sembrava averle spento, con la sua sfiducia nella scultura contemporanea, comincia ora a rinascere. È negli anni Cinquanta, nel contesto dei nuovi fermenti che disorientano il mondo dell’arte, che la lezione di Martini si rivela feconda. Nel 1956, a Roma, ritrova lo scrittore Giuseppe Dessì che sarà suo amico e suo vicino di casa per vent’anni.
Del 1957 è la sua prima mostra romana alla Galleria dell’Obelisco.
Nel 1961 inizia per Maria una profonda crisi poetica ed esistenziale che durerà dieci anni, durante i quali mutano radicalmente i materiali e le tecniche della sua ricerca. Nascono i Pani e i Telai che saranno esposti poi in una sua mostra organizzata da Marcello Venturoni alla Galleria Schneider di Roma nel 1971.
Tra il 1971 e il 1978 la sperimentazione si estende a nuove materie e nuovi linguaggi: libri e tele cucite, pani, terracotte, fino alla partecipazione alla Biennale di Venezia di un progetto multimediale di Mariella Bentivoglio.
I pani, le tele cucite, le scritture fantastiche delle fiabe e gli interventi ambientali di Maria Lai diventano così il punto d’incontro tra la memoria e la fantasia.  L’artista muore a Cardedu il 16 aprile 2013.

Maria Lai: Asfalto, 1974, collage di stoffe e filo, 100x63x4cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi
Maria Lai: Asfalto, 1974, collage di stoffe e filo, 100x63x4cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi

 

A Maria Lai, dal 10 luglio al 2 novembre 2014, furono dedicate importanti mostre, che portarono in luce il percorso della sua espressione.

Palazzo di Città – Cagliari
Dagli anni Quaranta agli anni Ottanta
10.07 – 2.11.2014

Museo MAN – Nuoro
Dagli anni Ottanta al Duemila
11.07 – 12.10.2014

Ulassai (OG)
Una stazione per l’arte
12.07 – 2.11.2014

Con un progetto speciale di Claudia Losi e Antonio Marras

“Ricucire il mondo” fu un progetto espositivo dei Musei Civici di Cagliari e del Museo MAN di Nuoro dedicato a Maria Lai. L’esposizione, realizzata grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, propose un percorso cronologico e tematico strutturato in tre diverse sedi: il Palazzo di Città di Cagliari, il Museo MAN di Nuoro, il paese di Ulassai. Con più di trecento opere provenienti da raccolte sia pubbliche sia private, oltre che dalla collezione della famiglia, Ricucire il mondo fu la prima retrospettiva completa dedicata all’artista.

Il Palazzo di città di Cagliari ospitò la prima parte del progetto, a cura di Anna Maria Montaldo, direttrice dei Musei Civici, dedicato alla produzione dell’artista dagli anni Quaranta alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Il percorso espositivo, articolato in aree tematiche, mosse dal cospicuo corpus di disegni, realizzati a penna o matita a partire dai primi anni Quaranta, per arrivare alle tempere dedicate al tema del lavoro femminile, alla produzione ispirata alla tessitura (lavagne, libri cuciti, geografie), fino ai Paesaggi, le Terrecotte, i Pani, i Presepi e i Telai degli anni Settanta, centrali nella produzione dell’artista. La parte cagliaritana della mostra fu arricchita dalla presentazione di materiale documentario, interviste e filmati d’archivio a ricostruire alcune tra le tappe più significative del percorso creativo dell’artista. Tra questi anche il celebre video della performance collettiva Legarsi alla montagna, realizzata a Ulassai nel 1981, lavoro chiave nello sviluppo dei linguaggi dell’artista, identificato come possibile elemento unificante le tre sedi del progetto.

Maria Lai: Asfalto, 1974, collage di stoffe e filo, 100x63x4cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi
Maria Lai, Asfalto, 1974, collage di stoffe e filo, 100x63x4cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi

Il MAN di Nuoro ospitò la seconda parte della mostra, a cura di Barbara Casavecchia e Lorenzo Giusti, direttore del museo, dedicata alla produzione di Maria Lai successiva ai primi Ottanta, un momento di particolare intensità creativa per l’artista, portato avanti in sintonia con gli sviluppi delle coeve ricerche internazionali di ambito performativo, relazionale e pubblico. Oltre a Legarsi alla montagna, la celebre azione collettiva del 1981, in mostra furono presentati alcuni tra i principali interventi ambientali realizzati successivamente, da La disfatta dei varani (Camerino, 1983) a Essere è Tessere (Aggius, 2008). La mostra ricostruì le tappe principali di questo percorso tramite opere, materiali documentari, foto e video, intrecciandole alla ricerca svolta da Lai nell’ambito del teatro e della performance. Un altro elemento nodale del percorso espositivo (che comprese alcune importanti serie di lavori, tra cui Lenzuoli, Libri cuciti e d’artista, Geografie e Telai) è la relazione con il mondo dell’infanzia e della didattica, esplorata da Maria Lai tramite la produzione di fiabe, libri, giochi e laboratori, volti a coinvolgere nella riflessione sul potenziale liberatorio dell’arte ogni genere di pubblico, fino dalla più giovane età.

Maria Lai: Libro, 1979, stoffa, carta e filo, 30x24cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi
Maria Lai, Libro, 1979, stoffa, carta e filo, 30x24cm, foto: pierluigi dessì/confini visivi

Claudia Losi & Antonio Marras – Come piccole api operaie
Un progetto speciale, frutto di una collaborazione tra l’artista Claudia Losi e lo stilista Antonio Marras, amico e collaboratore di Maria Lai, unì idealmente le sedi di Cagliari e Nuoro. A Cagliari l’intervento collegò la facciata del museo e le vie circostanti con l’interno di una sala al piano terra, dove un’opera di Lai fu visibile anche durante la notte. A Nuoro, una tessitura di fili metallici partì dall’esterno del MAN per attraversarne mura e finestre, fino a “legare” alle pareti una galassia di piccoli oggetti (cartoncini d’auguri, grafiche, gioielli, stoffe, ricami), realizzati da Maria Lai nel corso della propria vita e donati ad amici e parenti, ricostruendone il ruolo di artista attiva nella propria comunità, che generosamente condivide e “disperde” la propria opera.

Maria Lai: paesaggio al vento, 1977, collage si stoffe e filo, 81x102x3cm foto: pierluigi dessì/confini visivi
Maria Lai, Paesaggio al vento, 1977, collage si stoffe e filo, 81x102x3cm foto: pierluigi dessì/confini visivi

Terza sede del progetto fu il paese di Ulassai, che, in occasione delle mostre di Cagliari e Nuoro, con il coordinamento di Cristiana Giglio, direttore della “Stazione dell’Arte”, presentò due occasioni di visita. La prima coinvolse gli spazi dell’antica stazione ferroviaria, oggi sede del museo dedicato a Maria Lai, dove, per la prima volta dalla sua apertura, avvenuta nel 2006, le sale furono riallestite secondo il progetto originale, ideato dalla stessa Maria Lai, con uno spazio dedicato alle carte geografiche, uno con gli omaggi ai maestri (Salvatore Cambosu, Giuseppe Dessì, Arturo Martini) ed una ospitante l’installazione Invito a tavola. La seconda occasione di visita riguardò invece gli interventi ambientali nel paese di Ulassai, realizzati a partire dai primi anni Ottanta. Il giorno dell’inaugurazione una navetta collegò i diversi siti, dando la possibilità al visitatore di muoversi con facilità all’interno di quello che può essere considerato un vero e proprio museo all’aperto, con opere quali La strada delle capre cucite, Il gioco del volo dell’oca, il Telaio soffitto del lavatoio e molti altri.

Studio Esseci

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NEL VIDEO UN VIAGGIO TRA LE OPERE DI MARIA LAI

 

MARIA LAI, IL FILO E IL MITO ANTROPOLOGICO. STOFFA, FILI, LIBRI E CEMENTO

IL VIDEO DELLA PERFORMANCE COLLETTIVA COORDINATA DA MARIA LAI, ULASSAI, 1978

 

 

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Stile Arte è una pubblicazione che si occupa di arte e di archeologia, con cronache approfondite o studi autonomi. E' stata fondata nel 1995 da Maurizio Bernardelli Curuz, prima come pubblicazione cartacea, poi, dal 2012, come portale on line. E' registrata al Tribunale di Brescia, secondo la legge italiana sulla stampa